|
Le assicurazioni reggono la crisi
Il settore assicurativo italiano ha retto bene all'onda d'urto della crisi globale, ma deve continuare a cercare efficienza e tornare alle origini del mestiere. Il quadro è emerso ieri dall'ottava edizione dell'Insurance day, svoltasi a Milano e organizzata da MF/Milano Finanza in collaborazione con Accenture. Nonostante la contrazione della raccolta e la riduzione dei margini finanziari che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, i segnali più recenti sono incoraggianti: in febbraio la raccolta vita è cresciuta del 7%, trainata dai prodotti tradizionali. In Italia non ci sono stati rischi di crollo avvenuti altrove, come il salvataggio statale forzato del colosso americano Aig, che aveva mandato su tutte le furie il presidente della Fed, Bernanke, secondo il quale la divisione finanziaria della compagnia era ormai paragonabile a un hedge fund. Società che, pur di tentare di moltiplicare i profitti, hanno messo in soffitta i loro assicurati. «Il mercato non può autoregolarsi», ha rivendicato, non senza una punta di orgoglio, il numero uno dell'Isvap, Giancarlo Giannini. «Uno dei punti di forza del nostro sistema, che gli ha permesso di resistere, è stato proprio l'esistenza di regole: in particolare, l'assenza di titoli tossici dai portafogli delle compagnie e la prudenza nella gestione, con una bassa presenza di azioni». Sull'eventualità di polizze contro le calamità naturali, argomento di stretta attualità negli ultimi giorni, Giannini ha detto che le compagnie «sono in grado di affrontare ogni rischio, purché vi sia il giusto ruolo tra l'industria assicurativa e lo Stato, che permetta agevolazioni e faccia da riassicuratore in ultima istanza». Anche Fabio Cerchiai, a capo dell'Ania (associazione che raggruppa l'industria assicurativa nazionale), ha sollecitato cooperazione con il governo, ma a condizione che le regole vengano armonizzate con quelle europee. Un chiaro riferimento alla legge Bersani, che ha tra l'altro introdotto la figura dell'agente plurimandatario, avversata dalle compagnie, costrette ad aumentare i costi per fidelizzare la rete distributiva. Per l'a.d. delle Generali, Giovanni Perissinotto, leader di un Leone di Trieste passato in poco tempo, alla luce della crisi e dei numerosi bagni di sangue, da esempio di conduzione arcaica a modello sano di gestione patrimoniale, è giusto cambiare le regole del gioco, ma senza inasprirle e tenendo conto di un'ottica di lungo periodo. Nella bancassicurazione, meglio non puntare sulle joint venture ma su accordi di natura commerciale. Quanto a eventuali fusioni o acquisizioni, si possono valutare, ma soltanto con una forte attenzione al prezzo. Al di là della crisi, comunque, restano sul tappeto alcuni nodi. Tra questi, come ha osservato l'a.d. di Unipol, Carlo Salvatori, la necessità di proporre ai clienti «un'offerta più ampia e qualitativamente migliore». Sul versante delle compagnie, Fausto Marchionni, a.d. di Fondiaria-Sai, ha criticato la discesa delle tariffe, che devono tornare a essere selettive: per esempio, abbassando il premio medio soltanto dove scendono i costi dei sinistri. Dunque, niente sconti generalizzati. Fonte: Italia Oggi, 17 aprile 2009
|