Il Mondo AssidirDirigentiQuadriProfessionalFamiliariscrivi
Home > Il Mondo Assidir > Errata diagnosi, no danni morali
Errata diagnosi, no danni morali

No ai danni morali se la diagnosi su l'Hiv risulta sbagliata. Può non aver diritto al risarcimento dei danni morali chi, erroneamente, è stato informato di essere risultato positivo al test Hiv. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha confermato una pronuncia della Corte d'appello di Bologna, che aveva negato il risarcimento del danno morale ed esistenziale ad un uomo, il quale, in occasione di un intervento chirurgico, era stato sottoposto a sua insaputa al test dell'Hiv. Al paziente, poi, era stato riferito erroneamente che l'esame era risultato positivo e, solo dopo una settimana e un'ulteriore analisi, si era scoperto lo sbaglio. L'uomo, dunque, si era rivolto al tribunale bolognese, che aveva disposto un risarcimento pari a 25 mila euro da parte della casa di cura dove l'esame era stato effettuato, riconoscendo il danno biologico, ma non quello morale, lamentato dal ricorrente che affermava di avere patito un tremendo shock in conseguenza della notizia errata che gli era stata riferita. I giudici d'appello avevano confermato la prima sentenza. La Suprema corte (terza sezione civile, sentenza n. 7999)ha rigettato il ricorso dell'uomo contro il verdetto de i giudici del merito: non e' configurabile il reato di violenza privata, come sostenuto dal ricorrente, poiché manca il dolo e l'esame era stato disposto per errore. Inoltre, il dannobiologico, osservano gli alti giudici, «era stato liquidato tenendo conto dalla particolarità della fattispecie concreta», come il fondato timore per la propria vita, i «pesanti riflessi sulla serenità familiare protrattisi sino al momento della ripetizione del test». La Corte d'appello, sottolineano gli ermellini, «con motivazione adeguata ed esente da vizi logici» ha spiegato che «le stesse modalità della vicenda escludono» che l'uomo «possa aver subito una permanente e significativa modificazione in pejus delle sue abituali condizioni di vita o che si sia verificato un qualsiasi peggioramento della serenità familiare», riconoscendogli invece «una comprensibile, gravissima agitazione della prima settimana».
Fonte: Italia Oggi, 4 aprile 2009