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Crisi, gli italiani si curano meno
Se per milioni di americani il sistema sanitario è un incubo, anche molti italiani, nonostante le dovute differenze, non dormono sonni tranquilli. Almeno questo è quanto emerge dai risultati del 3° Barometro internazionale sulla salute, presentato il 25 settembre a Chamonix, in Francia. L'indagine internazionale, curata dalla Cercle Santé per conto di Europ Assistance, ha monitorato la percezione dei cittadini di sei paesi europei (Francia, Germania, Svezia, Polonia, Gran Bretagna e Italia), in materia di qualità delle cure mediche, di prevenzione e delle nuove tecnologie. Nel nostro paese, solo il 9% dei cittadini si dichiara soddisfatto del sistema sanitario nazionale, con un sensibile calo (-14 punti dal 2006) della soddisfazione per visite mediche erogate, mentre quasi la metà degli italiani (44%) esprime un giudizio negativo sullo standard di cura. Migliora invece la valutazione delle cure ospedaliere, definite «buone». Si riconferma, poi, la preoccupazione degli italiani sul futuro del proprio sistema di assistenza sanitaria: crescono i timori per l'allungamento dei tempi di attesa (temuto dal 72% del campione), per l'eventualità di errori medici (dal 68%) e l'insufficienza dei finanziamenti pubblici (67%). Sorprende poi che per il 76% degli italiani la qualità delle strutture sanitarie in loco e delle prestazioni mediche può addirittura rappresentare un criterio chiave nella scelta del luogo di residenza. E significativa appare la crescita dell'importanza attribuita alla disponibilità di strutture cliniche efficienti presso il luogo di vacanza: dal 2007 a oggi la percentuale di coloro che reputano questo aspetto primario nella scelta della destinazione di viaggio è salita dal 62 al 71%. In tale ottica il 59% degli italiani è disposto a recarsi all'estero per usufruire di cure migliori. Nel Barometro si rileva poi come la crisi economica globale abbia rafforzato nei cittadini europei la convinzione che l'accesso alle cure nel proprio paese non sia «democratico»: in particolare ne sono convinti quasi la metà degli italiani (45%). Strettamente legata a questo aspetto la percezione della cattiva congiuntura economica che ha costretto il 36% del campione di italiani intervistato a rinunciare o rimandare le cure mediche in attesa di tempi migliori. L'Italia, dunque, risulta il paese più influenzato dagli effetti della recessione. Di particolare interesse poi la sezione dedicata alle nuove tecnologie, dove l'Italia è ancora molto indietro: il ricorso a internet per ottenere o scambiarsi informazioni su temi legati alla salute vanta una media europea superiore al 25%, mentre nel nostro paese tale pratica rappresenta un'abitudine solo per il 10% del campione. Nonostante questo, però, ben il 47% dei cittadini italiani si dichiara favorevole alla diffusione e all'utilizzo di consulenze mediche via web. Altro scoraggiante primato italiano viene rilevato in materia di prevenzione (diagnosi, check-up sanitario o visite mediche), dove il nostro paese è, insieme alla Francia, il fanalino di coda: solo il 57% dei cittadini dichiara infatti di aver effettuato una diagnosi per malattie gravi quali il cancro o l'Hiv. Anche se il 65%, ben superiore alla media europea, dichiara forte interesse per programmi di prevenzione vitalizia. «L'Europa», ha detto Martin Vial, ceo del gruppo Europ Assistance, «è al centro di una vera e propria care revolution con una sempre più forte crescita della domanda di assistenza sanitaria da parte della popolazione». Fonte: Italia Oggi, 26 settembre 2009
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