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Danni ridotti al tamponato senza cinture
Risarcimenti drasticamente ridotti a chi viene tamponato se non portava la cintura di sicurezza. Il fatto di avere piena ragione non conta ai fini della quantificazione del danno. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 12547 del 28 maggio 2009, ha respinto il ricorso di una donna e di suo marito che erano stati tamponati a Napoli. La donna, incinta di due gemelli, non portava la cintura di sicurezza ma nell'incidente aveva subito lievi lesioni. Dopo quaranta giorni, però, aveva perso i bambini. Per questo aveva fatto causa all'automobilista che l'aveva tamponata. Il Tribunale di Napoli gli aveva accordato un bel risarcimento, circa 250mila euro. Ma la Corte d'Appello aveva cambiato le carte in tavola: aveva drasticamente ridotto il quantum per due motivi. Primo perché l'aborto seguito dopo quaranta giorni non doveva essere stato necessariamente causato dall'incidente (mancava cioè la prova del nesso causale). E poi il danno era stato ridotto del 25% perché, secondo i giudici territoriali, il fatto che la donna non avesse indossato la cintura di sicurezza aveva determinato un concorso di colpa. Contro questa decisione la coppia ha fatto ricorso in Cassazione ma senza alcun successo. La terza sezione civile lo ha respinto spiegando, sul fronte del concorso di colpa, che “la Corte d'appello lo ha motivato con la considerazione che la trasportata non indossava la cintura di sicurezza, pur non avendo il certificato medico, comprovante le situazioni di rischio particolari conseguenti all'uso delle cinture”. Insomma, afferma qualche pagina più avanti il Collegio di legittimità, “nella produzione del danno, come chiarito dal consulente, ha concorso il comportamento colpevole della donna, per non aver indossato la cintura di sicurezza, pur non essendo in possesso della certificazione del ginecologo che, ai sensi dell'articolo 172 del codice della strada, ne consentisse l'esenzione”. Fra l'altro questa valutazione, dice a chiare lettere la terza sezione civile, spetta al giudice del merito che, nel caso concreto ha ben motivato sul punto del concorso di colpa. Niente da fare per la coppia neppure sul fronte del risarcimento per la perdita dei gemelli. Quaranta giorni fanno cadere la prova del nesso causale. Anche la Procura Generale della Cassazione ha sollecitato il Collegio nel senso di respingere il ricorso dei signori di Napoli.
Fonte: Italia Oggi, 30 maggio 2009
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