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Allarme dell’Ania “Troppi assenti nei fondi pensione”
“Lo sviluppo della previdenza integrativa è ancora insufficiente” e oltretutto “si sta esaurendo il momentum positivo delle adesioni verificatosi nel 2007 quando i lavoratori, a seguito dell’introduzione della riforma, erano stati chiamati a decidere se conferire il tfr maturando alla previdenza integrativa. Al ritmo osservato negli ultimi due anni servirebbero un paio di decenni affinché i due terzi dei lavoratori possano godere di un’integrazione della pensione di base”. L’analisi di Fabio Cerchiai, presidente dell’Ania, in un’audizione in commissione lavoro della Camera ha evidenziato inoltre come a fine 2009 alla previdenza complementare aderivano 5,1 milioni di lavoratori, il 4,7% in più rispetto al 2008, con una incidenza del 22% sul numero dei lavoratori dipendenti e autonomi in attività. Quanto ai tassi, la ripresa dei mercati ha garantito rendimenti in crescita dell’8,5%, a fronte dell’aumento del 2% garantito dal tfr. Eppure “mancano all’appello soprattutto i giovani, gran parte dei lavoratori delle piccole e medie imprese, oltre che la stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici e dei lavoratori autonomi”. Per ovviare a questa situazione e invogliare i lavoratori ad aderire alla previdenza complementare, il presidente dell’Ania ha proposto una serie di interventi normativi. Cerchiai ha suggerito di garantire una sorta di diritto di recesso per il conferimento del tfr maturando ai fondi. “Secondo molti osservatori - ha rilevato - una gran parte dei lavoratori non ha conferito il tfr alla previdenza complementare perché condizionato dal timore dell'irreversibilità della scelta”. Per evitare eccessi, suggerisce l’Ania, si potrebbe ”limitare la reversibilità della scelta alle quote di tfr maturando o il numero delle volte in cui è possibile modificare la scelta”. Andrebbe poi garantita la piena portabilità del contributo del datore di lavoro sin dalla scelta iniziale e assicurata la possibilità per i fondi pensione negoziali di investire in gestioni assicurative di ramo i e v. Ultimo nodo, il trattamento fiscale. Secondo Cerchiai, «anche in Italia sarebbe utile passare a una configurazione che, differendo al momento della prestazione pensionistica la tassazione, potrebbe incentivare le adesioni”.
Fonte: Finanza e Mercati, 26 febbraio 2010
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